– Con la sentenza n. 1280 dell’8 agosto 2022 il TAR Veneto ha annullato il decreto ministeriale che aveva imposto in via d’urgenza un vincolo paesaggistico di particolare severità sull’intero territorio dei Comuni di Auronzo, Comelico Superiore, Danta di Cadore, San Pietro di Cadore, San Nicolò Comelico e Santo Stefano di Cadore.

Il TAR ha ravvisato alcuni gravi vizi di legittimità nel provvedimento ministeriale.

In primo luogo, ha ritenuto che l’istruttoria ministeriale fosse carente e basata su dati non attuali. In particolare, i ricorrenti hanno offerto prova che il territorio dei comuni interessati dal vincolo era già soggetto a misure di protezione ex lege per oltre il 96% della superficie (in luogo del 75% indicato dall’Amministrazione).

Ha inoltre ritenuto perplessa e contraddittoria la motivazione del provvedimento, specialmente là dove l’apposizione del vincolo era stata giustificata con l’esigenza di “evitare lo spopolamento e il declino economico delle aree alpine interessate dal decreto”.

Ad avviso del TAR: “appartiene, infatti, alla comune esperienza la considerazione secondo cui l’apposizione di una disciplina vincolistica quale quella per cui è causa, accompagnata da una disciplina d’uso che non lascia in concreto alcun margine autorizzativo (o quasi) per la creazione di nuove strutture turistiche, sciistiche o, più in generale, ricettive (come i parcheggi o gli spazi attrezzati per il camping), finisce di fatto per comprimere irrimediabilmente le possibilità di sviluppo economico e
sociale delle aree interessate, favorendo ulteriormente il fenomeno dello spopolamento delle aree montane che il decreto vorrebbe contrastare”.

La sentenza del TAR è innovativa nella parte in cui riconosce che una disciplina vincolistica troppo rigida può costituire un freno allo sviluppo delle comunità locali. Le amministrazioni sono dunque chiamate a valutare attentamente le misure di protezione, allo scopo di assicurare un bilanciamento tra la tutela del paesaggio e la necessità di sviluppo della comunità locali, la cui presenza costituisce un elemento caratterizzante degli stessi valori ambientali protetti.

Il Comune di Auronzo è stato difeso dall’avv. Bruno Barel, partner di BM&A.